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Ogni
essere umano possiede talenti e risorse.
Alcuni
sono evidenti fin dall’infanzia, altri meno chiari e da esplorare.
Le
esperienze della vita agiscono come attivatori di coscienza, poiché creano il
campo di battaglia sul quale la nostra personalità lotta per aggiudicarsi un
ruolo nel mondo, farsi spazio e governare gli eventi: conoscersi equivale a
rendersi liberi per catalizzare gli sforzi nel raggiungere mete sempre più
ambiziose. Nella prassi più comune e largamente popolare, sembra ragionevole prefissarsi
obiettivi concreti come trovare un lavoro, avere relazioni, costruirsi una vita
familiare, viaggiare, accumulare denaro e invecchiare in salute.
Tuttavia
se osservassimo dall’esterno, come uno spettatore neutrale, il film della nostra
esistenza, ciò con cui entreremmo più in risonanza sono le emozioni che ogni evento
ci ha lasciato. E potremmo anche rivedere i sentimenti inespressi, come gioia e
felicità, oppure le sofferenze che abbiamo provato e anche quelle che abbiamo
cagionato: in un film vedi tutto, ogni aspetto e ogni angolo che il regista ha
deciso di mostrarti perché il filo conduttore della trama sia esplicitato. C’è sempre un significato che va scoperto.
Tu hai individuato
il tuo filo di Arianna?
Quel
filo, cioè, che ti riporta a casa, in contatto col tuo Sé risvegliato alla sua
natura spirituale. Facciamo un esempio. Pensiamo al direttore d’orchestra che deve
percepire l’armonia e gli accordi di decine di strumenti diversi come violini,
archi, percussioni e pianoforte: egli deve essere in grado di coordinare un
concerto di Beethoven che in sala dovrà giungere ben eseguito. Non basta leggere
la partitura, cioè mostrarsi preparato e aver studiato la parte: lui deve saper
interpretare la visione dell’autore che l’ha creata.
Se
il direttore avesse dubitato del proprio intuito; se non avesse mai ascoltato
quella voce che lo guidava a diventare un maestro di musica, nonostante le
difficoltà incontrate lungo il cammino; se non avesse mai dato fiducia a quella
passione che gli faceva vibrare le corde dell’anima, quante persone oggi
avrebbero perso l’opportunità di godere di quel concerto! Forse quello spartito
non avrebbe trovato un’altra persona capace di interpretarlo con la stessa capacità.
Ciò
significa che siamo tutti interdipendenti: non è incredibile presupporre che Beethoven,
durante l’atto di scrittura, sperasse che un giorno un maestro avrebbe diretto la
sua Sinfonia n.9 come sentiva nel suo cuore, visto che purtroppo era affetto da
sordità. Infatti pur non avendo accettato la sua ipoacusia, si convinse a
trasformarla in una forma di resilienza attiva, pescando tra sue risorse interiori
e diventando uno dei più grandi compositori di musica classica di tutti i tempi.
Quindi,
conosci quello che ti rende così speciale e che potrebbe caratterizzare la tua
missione di vita?
Hai
capito qual è la tua sacra via?
Con
questo, non è necessario che tu debba diventare famoso o svolgere un’attività
fuori dal comune. Si tratta di concederti il permesso di essere ciò che senti di essere, esprimendoti in ogni
ambito della tua vita senza paura di fallire o di esserne giudicato, per il
bene comune e non certo per nutrire il tuo egoismo, nonostante i limiti e le ardue
prove che incontrerai.
Se
ci siamo posti come proposito il desiderio di diventare una persona in grado di
fare la differenza, è dunque necessario capire quali potenzialità conserviamo
nell’animo, quali sono le risorse che possiamo investire, affinché la nostra azione
sia utile a noi stessi e all’Umanità. Per esempio, l’opera di un falegname si
rispecchia nel modo con cui onora il legno che la natura gli ha donato, cesellandone
i nodi con concentrazione e dovizia per realizzarne un mobile che abbia
personalità: la sua amorevole cura sarà trasmessa, come un’energia sottile, a chi
comprerà l’oggetto per arredare la casa in cui si manifesteranno molte forme d’amore.
Tutte
le nostre esperienze, comprese quelle che urtano la nostra sensibilità, servono
a renderci sempre più forti per imparare la lezione più grande di tutte:
accettare noi stessi, con le nostre ombre e qualità, per poi accettare gli
altri integralmente.
E’
molto difficile fare chiarezza su quale sia il nostro scopo, se prima non ci
siamo affrancati dalle molteplici forme di condizionamento che ci tengono legati
a una falsa idea di noi stessi.
Il
mondo sta aspettando che noi agiamo per il suo bene: non vuole essere coltivato
con erba secca, bensì con fiori sbocciati che emanino un intenso profumo.
Ecco
a cosa servirà il viaggio di cui ti parlavo nel primo post: è una lunga introspezione
per svuotarti di tutto ciò che credevi di sapere e avere, per fare posto alla
grazia della consapevolezza che ci insegna ad avere una comprensione più
profonda della nostra bellezza e del percorso di vita che ci siamo scelti.
Sull'argomento ti consiglio questa lettura (clicca nel link): IL MIO SACRO DESTINO, di W. Dyer
Professional Mindfulness Counselor
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